Il dono maledetto: perché chi vede di più, soffre di più

Il Dono Maledetto è il primo saggio di Filosofia Gotica di Vicenza Gotica. Un’esplorazione della consapevolezza come peso: attraverso Schopenhauer e Dorian Gray, una riflessione su perché chi vede di più, soffre di più.
La sua bellezza immortale era il dono. La consapevolezza era la maledizione.
C’è un momento nel romanzo di Oscar Wilde in cui Dorian Gray smette di essere un uomo fortunato e diventa un uomo condannato: si trova solo davanti alla tela e vede i segni della crudeltà, dell’inganno e del tempo che passa. La sua vita reale senza la maschera della sua bellezza.
Lì, in quella stanza, Dorian è costretto a guardare la verità.
E sceglie di non farlo. Fa portare il ritratto al piano di sopra, lo chiude a chiave, smette di guardarlo. Perché la verità, quando decidi di vederla davvero, può essere insopportabile.
Il prezzo di vedere chiaro
Oggigiorno diversi pensano che capire il mondo sia sempre e solo un vantaggio. Più sei consapevole, più sei libero. Più vedi, meglio stai.
Ma c’è un filosofo tedesco dell’Ottocento che avrebbe sorriso amaramente a questa idea. Arthur Schopenhauer, riconosciuto come il principale esponente del pessimismo filosofico e genio per ammissione di molti suoi detrattori, sosteneva esattamente il contrario. Nel suo capolavoro “Il mondo come volontà e rappresentazione” scriveva che “la capacità di soffrire cresce in proporzione all’intelligenza”. Non intendeva l’intelligenza come calcolo o misura, ma come lucidità — la capacità di vedere le cose per quello che sono, senza il filtro consolatorio dell’abitudine o dell’illusione. La sofferenza cresce insieme alla consapevolezza, perché chi vede di più vede anche quella parte di realtà che non vorrebbe esistesse.
Consapevolezza non è un dono di natura
È la scelta, spesso faticosa, di non guardare altrove. Di non accontentarsi della versione rassicurante delle cose. Di continuare a fare domande anche quando le risposte fanno male.
È una capacità che si allena, si sceglie, si paga (tanto). E come tutte le scelte che contano, non si può sapere in anticipo se il prezzo che chiede è quello che siamo disposti a pagare. Si scopre strada facendo.
E proprio per questo riguarda tutti noi, non solo filosofi o persone istruite, ma chiunque abbia deciso di smettere di fare finta.
I volti del dono maledetto
La prima conseguenza della consapevolezza è la perdita dell’illusione protettiva. Il mondo appare per quello che è: imperfetto, spesso crudele, raramente all’altezza delle aspettative. È semplicemente la realtà senza il trucco.
Chi pensa in modo profondo fatica spesso a trovare interlocutori autentici. Le conversazioni superficiali non annoiano soltanto. Pesano, svuotano, lasciano una sensazione di isolamento difficile da spiegare a chi non la prova.
Chi ha scelto di aprire gli occhi percepisce la propria sofferenza e quella del mondo intorno con un’intensità che chi tiene gli occhi chiusi non conosce. È come ritrovarsi in una stanza e sentire un forte rumore che nessun altro dei presenti sente.
Non è una maledizione. Se si ha coraggio.
La scelta di guardare nell’ombra anche quando fa male. Lì si trova l’altra parte che compone la verità (se privi deliberatamente la verità di una delle sue parti puoi ancora chiamarla così?). Chi vede di più ha la responsabilità di non voltarsi dall’altra parte.
Eppure nessuno di questi pesi è un argomento per chiudere gli occhi. Sono semplicemente il costo di stare davvero nel mondo.
Dorian Gray quella responsabilità inizialmente l’ha rifiutata. Ha chiuso il ritratto a chiave. Ha scelto di non sapere. Ma sapeva. E sappiamo tutti come è andata a finire.
Il dono o la maledizione?
Ha scelto di non guardare. Ha chiuso il ritratto a chiave, ha protetto la sua bellezza dalla verità che quella tela conteneva. Ma la verità non scompare quando smetti di guardarla: aspetta, cresce, torna.
Chi ha scelto la consapevolezza non può permettersi quel lusso. Vedere costa. Ma voltarsi dall’altra parte costa di più, anche se il conto arriva in ritardo.
Forse il dono è tuo. Con tutto il peso che porta.
nota: Per approfondire: Arthur Schopenhauer, “Il mondo come volontà e rappresentazione” (1819). Sul tema della lucidità come peso, rimane un riferimento classico anche “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde (1890).
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Autore e ricercatore indipendente di folklore vicentino. Collaboro con la testata locale ViPiù e dedico la mia scrittura a ciò che Vicenza non mostra apertamente: leggende sepolte, simboli dimenticati, storie che sopravvivono nell’ombra dei vicoli e nel riflesso degli specchi. Vicenza Gotica nasce dalla convinzione che ogni città abbia un doppio — e che valga la pena cercarlo.
