Volo verso l'infinito — poesia oscura a ponte San Michele

Cavaliere spettrale sul Ponte San Michele al tramonto, volo verso l'infinito — illustrazione gotica

Sul Ponte San Michele, la pietra conosce il peso di chi si è fermato a guardare giù. Questa poesia raccoglie quelle presenze — il cavaliere senza nome, le madri, gli amanti con il coltello ancora caldo — e le restituisce sotto forma di litania. Volo verso l’infinito non è una metafora: è il catalogo silenzioso di chi ha scelto l’arco come soglia. Vicenza Gotica ospita questi versi che non si raccontano con le guide turistiche.

Era inverno quando giunse un cavaliere spettrale.

Osservò il ponte di pietra appena eretto,
che conduceva oltre il destino.

Il cielo era porpora pura,
trapunto di diamanti neri.

Nel silenzio surreale del suo lento fluire
galleggiavano i cadaveri di eroi dimenticati.

Simili a vascelli,
le anime spiegavano vele maestose.

Arcano è giungere fin qui
per assaporare le proprie morti.

Ripete all’infinito vite assurde,
che conducono sempre al medesimo epilogo.

Raccontami, San Michele,
quanti hanno cercato il volo verso l’infinito?

Amanti di passaggio
dal coltello ancora insanguinato.

Madri in attesa
di vedere il volto dei figli rifiorire in queste acque.

Sotto quest’arco
la vita è annegata nell’agitazione.

La poesia interpella San Michele direttamente, non come protettore, ma come testimone obbligato, colui che conta. È una figura rovesciata: l’arcangelo che non salva, ma registra. Quello che rimane aperto, dopo l’ultima strofa, è la natura di quel “volo verso l’infinito”: slancio o caduta? La lingua non distingue, e forse è questo il punto. L’agitazione in cui annega la vita non è caos — è la corrente ordinaria di chi non ha trovato un altro argine.