Macabro segreto — Poesia gotica al Torrione di porta Castello

Il Torrione di Porta Castello avvolto nell'ombra, custode di un macabro segreto — illustrazione gotica a matita

Nel ventre di Vicenza, dove le mura medievali trattengono silenzi che nessuna luce ha mai penetrato davvero, il Torrione di Porta Castello sorge come una memoria viva. Questa poesia nasce da quel luogo, dal macabro segreto che vi striscia dentro, dai soppalchi marci, dalle vetrate macchiate di sangue. Non racconta: evoca. Un cembalo che risuona nell’oblio, una sposa che anela al funerale, falchi famelici che governano il buio. Vicenza Gotica raccoglie qui una voce che il Torrione sembrava voler tenere sepolta.

Nell’oblio d’un angolo malinconico,
odo echeggiare un cembalo antico.

Tenebra e disperazione
si fondono in questa composizione.

Vibrano furiose le vetrate,
macchiate del sangue degli uccelli,
mentre colmano la coppa del frate.

Dalla penombra, la deliziosa sposa
anela a celebrare un nuovo funerale,
una dolce notte di passione mortale.

Tutto scorre tra i marci soppalchi,
teatro di carogne e famelici falchi.

Solo il Divino conosce
il macabro segreto custodito,
che striscia viscido nel Torrione.

Custode dei cadaveri,
scriba di favole mai narrate,
conducici dentro i tuoi pensieri.

Pensieri d’un assassino,
pensieri d’un disperato,
amante della sposa del destino.

La poesia non parla del Torrione: parla di ciò che un luogo può contenere quando nessuno guarda. Il segreto custodito non è un fatto, è  qualcosa che striscia e non si lascia nominare del tutto. La figura dell’assassino, amante della sposa del destino, resta sospesa tra delirio e lucidità, come se la voce che chiede di essere condotta dentro quei pensieri sapesse già che non tornerà indietro. Il Divino è l’unico testimone. E il Divino, qui, non assolve nessuno.