Madri con artigli — Versi gotici al Torrione di porta Castello

Disegno a matita del Torrione di Porta Castello con figure di madri alate che vegliano tra le rovine notturne

Al Torrione di Porta Castello le pietre trattengono più di quanto la storia abbia mai trascritto. Questa poesia nasce da quella custodia silenziosa e feroce. Le madri con artigli al Torrione di Porta Castello non sono una metafora: sono una presenza che precede e sopravvive a ogni battaglia. Vicenza Gotica raccoglie questa voce per chi sa ascoltare i muri.

Vellutato splendore, lastra di ghiaccio,
ricopri i fossati dei nostri caduti.

Martoriati dal tempo, lasciati a marcire per una sbiadita bandiera.

Una processione di rapaci s’ ammassa
per accaparrarsi una futile medaglia.

Pianti di mezzanotte invadono le stanze
di un dimenticato Torrione.

Testimone di folli battaglie per conquistarlo,
domarlo e deturparne i contorni.

Madri con artigli vegliano le anime:
bambini nati morti e morti in battaglia.

Le sculture si sciolgono nel fango,
mutando in nuove ispirazioni
per angeli demoniaci in cerca di fede.

Il silenzioso consenso della paura,
ci trascina in sabbie mobili mentali.

Troverò un rifugio,
un mausoleo in cui riposare,
un mistico Torrione per cui morire.

Il verso che chiude la poesia sceglie. Il mausoleo non è una resa: è l’unico rifugio in cui la paura smette di essere nemica. Il Torrione non si conquista né si doma; si abita, alla fine, quando non rimane altro. La poesia non spiega le madri con gli artigli, non le redime. Le lascia lì, nel fango dove le sculture si sciolgono, a vegliare su ciò che nessuna bandiera ha mai saputo proteggere.