La candela esalò l’ultimo respiro,
riecheggiando nella spettrale cattedrale,
custode silenziosa
di enigmatiche notti.
Occhi riemergono dall’oblio,
scrutano curiosi l’aldilà,
anime annoiate si sfidano,
pugnali affilati penetrano
cuori privi d’ogni emozione.
Futili lacrime insensate
scivolano sul candido marmo,
sui seni perfetti
di sontuose statue scolpite,
che celebrano la magnifica morte.
Intonate un glorioso canto,
innalzate altari d’ombra,
gloriosi strappatevi gli occhi,
fuggite nell’oscurità del Torrione.
Là cedetti alla follia,
incatenato come un cane,
scavando una misera fossa,
attesi che la rosa morisse
tra le mie mani.