Racconti Horror al Torrione di porta Castello, Vicenza

Disegno a matita gotico del Torrione visto dal basso, prospettiva schiacciante, cielo bianco e vuoto

Il Torrione di Porta Castello non è soltanto la mole di pietra che veglia sull’ingresso occidentale della città; è una sentinella che ha cambiato padrone senza mai cedere il posto. Eretto nel XII secolo dalla famiglia Maltraversi, ampliato da Ezzelino III da Romano, trasformato in fortezza dagli Scaligeri e plasmato nella sua forma definitiva tra una signoria e l’altra, il Torrione porta nel suo corpo di mattoni ogni stagione del potere che ha attraversato Vicenza. È da questa stratificazione muta — da tutto ciò che quelle pietre hanno visto e non hanno detto — che nascono i racconti horror al Torrione di Porta Castello raccolti in questa pagina.

Per secoli la torre ha controllato chi entrava e chi usciva dalla città; il fossato profondo che la circondava era il confine tra il mondo civile e ciò che stava fuori. I Valmarana trasformarono il castello in residenza nobiliare intorno al 1630, ma fu soltanto tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento che il grandioso complesso scaligero fu smantellato pezzo per pezzo — le fosse colmate, le torri abbattute, la fortezza cancellata dal tessuto urbano come se non fosse mai esistita. Il Torrione sopravvisse quasi per caso, perché nella sua metà inferiore erano stati ricavati alloggi privati. Di notte, quando il traffico di Viale Roma si azzittisce, quelle arcate di pietra sembrano ancora aspettare qualcosa che dovrebbe passare e non passa.

Vicenza Gotica trasforma il Torrione di Porta Castello in una soglia tra il tempo presente e i secoli sepolti sotto di esso: tra il tiranno Ezzelino, le ambizioni degli Scaligeri e la lunga ombra che una torre getta sempre su chi la attraversa. I racconti e le poesie raccolti qui esplorano cosa custodisce davvero questo Torrione quando la città si volta dall’altra parte.

 

Racconti Gotici al Torrione di porta Castello

  1. La discesa
    Una giovane donna sola in una città nuova forza i confini di un edificio storico chiuso per la notte. Quello che trova dall’altra parte mette in dubbio la realtà di tutto ciò che ha appena vissuto.
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  2. Gli occhi del gigante
    Simone mentre porta a passeggio il cane per le vie del centro di Vicenza ha un incontro significativo. O forse no.
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  3. Se si può con i fiori
    Una donna con una sensibilità fuori dal comune e un metodo tutto suo si prepara a qualcosa. Il Torrione di Porta Castello la aspetta.
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  4. L’ospite
    Nel Torrione di Porta Castello, durante una visita guidata, osservava i visitatori, cercava di farsi sentire, e lentamente cominciò a capire.
    In arrivo

Poesie dalle ombre del Torrione di porta Castello

  1. Gemiti di sofferenza – “Meravigliose damigelle al crepuscolo, camminano fiere sul cornicione, scrutando le anime dall’alto del Torrione.”
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  2. Macabro segreto – “Custode dei cadaveri, scriba di favole mai narrate, conducici dentro i tuoi pensieri.”
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  3. Madri con artigli – “Testimone di folli battaglie per conquistarlo, domarlo e deturparne i contorni.”
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  4. Enigmatiche notti – “Occhi riemergono dall’oblio, scrutano curiosi l’aldilà, anime annoiate si sfidano, pugnali affilati penetrano cuori privi d’ogni emozione.”
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Il Contesto Storico

Le origini del Torrione di Porta Castello risalgono al XII secolo, quando i conti Maltraversi possedevano una torre sul lato occidentale della cinta urbana di Vicenza, a guardia dell’accesso principale alla città lungo l’asse romano che da Mediolanum conduceva verso est. La struttura passò agli Ezzelini intorno al 1216, probabilmente tramite il matrimonio di Ezzelino III con una figlia dei Bontraversi. Durante l’occupazione ezzeliniana — protrattasi fino alla morte del tiranno nel 1259 — Ezzelino avrebbe edificato o notevolmente potenziato il torrione, trasformandolo nel presidio principale della cosiddetta Porta Nova, quinta porta della cerchia medievale cittadina.

Fu però la signoria scaligera a costruire il complesso militare più imponente che Vicenza avesse mai visto in quel punto. Nel 1297 i Vicentini si erano già rivolti ad Alberto della Scala per ottenere protezione da Padova, divenuta sempre più aggressiva; nel 1337–38, in guerra aperta con la lega antiscaligera fomentata da Venezia, la signoria veronese intraprese il rafforzamento dell’intera cinta murata. Il 17 marzo 1343, sotto la podesteria di Bernardo degli Scannabecchi, nobile bolognese, fu edificato il vero e proprio castello scaligero di Porta Nova San Felice: una fortezza a pianta quadrata con quattro torri angolari, fossato perimetrale, cortile d’armi, pozzo, alloggiamenti, magazzini e scuderie, con il torrione ezzeliniano a fare da mastio. Sull’attribuzione del coronamento merlato con torretta che ancora oggi sormonta la costruzione, le fonti non sono concordi: potrebbe risalire a questo periodo scaligero o alla successiva dominazione viscontea.

Gli Scaligeri rimasero a Vicenza fino al 1388, quando Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, si alleò con i Padovani e prese a tradimento Verona, occupando contemporaneamente anche Vicenza. Morto Gian Galeazzo nel 1402, i Carraresi di Padova tentarono invano di impadronirsi della città berica, che preferì consegnarsi spontaneamente a Venezia pur di non cadere sotto la secolare rivale padovana. Sotto la Serenissima il castello conservò a lungo un ruolo difensivo attivo: fu restaurato nel 1507 all’imminenza della guerra di Cambrai e nuovamente nel 1536. Perduta ogni funzione militare, fu acquistato intorno al 1630 dai nobili Valmarana, che lo adattarono a residenza. Del castello scaligero non rimase più nulla: fu smantellato pezzo per pezzo dai Vicentini tra il 1767 e il 1812, le fosse colmate, le torri abbattute. Come scrisse lo storico Rumor: “Di tanto barbaro maestà più non rimane che un torrione” — e il mastio sopravvisse quasi per caso, solo perché nella sua metà inferiore erano stati ricavati alloggi privati. Tra Ottocento e Novecento l’arco d’ingresso fu raddoppiato e affiancato da due passaggi pedonali per esigenze di viabilità; i restauri più recenti, completati nel 2018, hanno riportato il Torrione alla sua piena accessibilità pubblica, dopo che il collezionista Antonio Coppola ne ha ceduto la nuda proprietà al Comune di Vicenza il 3 aprile 2018.

Il Torrione è oggi visitabile grazie alla Fondazione Coppola, che lo gestisce come polo di arte contemporanea aperto alla città.

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