Celebrazione — versi gotici a ponte San Michele

Illustrazione gotica del Ponte San Michele con riflessi sull'acqua e figure in processione notturna

Sul Ponte San Michele aleggia qualcosa che non si spiega con la luce del giorno. Celebrazione nasce da quell’acqua verde, da quelle pietre intrise di muschio e di tempo, e diventa una processione interiore in cui preghiera e morte si confondono fino a diventare la stessa cosa. Vicenza Gotica ospita questa voce perché certe soglie non appartengono al turismo, ma alla letteratura che osa guardare in basso.

Prigionieri, nudi nell’anima,
celebriamo la processione
tra preghiere intrise di sangue fresco e puro.

Urla straziate di fanciulli,
come incenso soave si levano all’infinito,
sacrificate a un santo angelo.

Magnifico è il nome di questo ponte,
veneziano nell’eleganza,
pregiato nella sua raffinata grazia,
eppure conduce alla stupenda morte.

Nell’aria aleggia un sentore di spiriti,
mescolato al muschio marcio corrotto
che si aggrappa alle pietre.

Sulle acque verdi si riflettono
le infinite ombre del tempo perduto.

Nel fondo, alghe simili a lapidi
rammentano la vita mortifera
che il fiume gelosamente trascina con sé.

San Michele, ti supplico:
congiungi la vita di dolore
alla dolcezza della morte;
laggiù, infine, desidero contemplarti.

Quello che la poesia non dice è forse più inquietante di ciò che dice. San Michele — arcangelo della bilancia, custode del confine tra i vivi e i morti — viene invocato non per essere salvati, ma per essere finalmente consegnati. Non c’è disperazione in questa supplica: c’è una lucidità che disturba più del dolore. Il fiume porta con sé le alghe come lapidi, ma chi parla non ha paura. Ha già scelto. Rimane aperta una domanda senza risposta: quando la morte viene chiamata con il nome della dolcezza, chi è davvero il prigioniero?