Il ritorno — poesia gotica a ponte San Michele

Illustrazione gotica del Ponte San Michele di Vicenza di notte, con figura errante tra archi di pietra

C’è un luogo a Vicenza dove la pietra ricorda ciò che i vivi hanno dimenticato. Il ritorno al Ponte San Michele non è mai solo geografico: è un attraversamento, un cedimento alla memoria che non chiede il permesso. Questa poesia nasce da quell’arco antico, dai suoi parapetti graffiati dal tempo, da quelle anime erranti che la notte non abbandonano il selciato. Vicenza Gotica raccoglie voci come questa — perché certi luoghi parlano solo a chi sa ascoltare il silenzio sbagliato.

Il suo passato grottesco
lo ammanta di fascino antico.

Un arco di pietra congiunge
anime di morti smarriti nell’Ade.

Dove sono i magnifici cavalieri
e le nobili dame?
Tutto tace in un silenzio irreale.

Il parapetto graffiato racconta
il passaggio di un’epoca perduta.

Là un fantasma rinasce ogni notte,
errante come un fuggiasco tra le vie ignote.

Sempre qui ritorno.
Come una vecchia visione.

Stringo la vita — e lei non muore.
Attimi riflessi in uno specchio increspato.

I tuoi occhi: pugnali nella notte.
Non esitare — trafiggi questo cuore.

La poesia non celebra il passato: lo abita. Il fantasma che rinasce ogni notte non è una metafora consolatoria — è la forma più onesta del legame, quello che resiste perché non ha scelta. Stringo la vita — e lei non muore. C’è qualcosa di violento in questa fedeltà, qualcosa che il verso finale trasforma in un atto quasi rituale: l’invito a essere trafitti non è resa, è riconoscimento. Il Ponte San Michele diventa qui meno un luogo che una condizione interiore — il punto in cui il ritorno smette di essere movimento e diventa stasi permanente.