Osceno il suono del peccato — poesia horror alla chiesa dei Filippini

Nella navata della Chiesa dei Filippini, a Vicenza, la devozione si confonde con qualcosa di più torbido. Osceno il suono del peccato attraversa le colonne, dove ipocrisia e fede decadente si scambiano continuamente di posto. Questa poesia si infila nelle fessure del confessionale, tra bisbigli e corpetti macchiati, per raccontare cosa resta quando la preghiera smette di essere innocente.
Il fastidioso bisbiglio di una messa prolissa
eccita gli scarafaggi vestiti di nero
che s’incrociano davanti all’altare dell’ipocrisia.
Tutto si fa celestiale sotto un crocifisso in fiamme,
mentre una bambina dell’Ottocento prega in ginocchio.
Dolore e sacrificio,
urla e pianti soffocati nell’anima innocente,
confusa e recisa come l’edera strappata alla terra.
Il sangue scorre sotto i corpetti e sotto le gonne,
come nelle trincee dei giovani eroi,
tracciando profezie cremisi
dal profumo di crisantemi marci.
Dalle fessure del confessionale
occhi insonni scrutano l’oscurità,
mentre orecchie voraci si deliziano
dell’osceno suono del peccato.
Occasionali avventori, ebbri di fede decadente,
pregano per un altro bicchiere.
Ed ecco il battito fulmineo:
arriva l’angelo,
strappa dal petto
cuori intrisi d’alcol.
Ciò che resta, dopo l’ultimo verso, non è la bambina in ginocchio né l’angelo che scende a reclamare i cuori ubriachi: è la fessura del confessionale, sempre aperta, sempre in ascolto. Il peccato qui non ha bisogno di essere commesso, basta che venga sussurrato, che qualcuno lo raccolga con orecchie voraci, convinte di essere già assolte. La chiesa non giudica: registra. E la distanza fra devoto e voyeur si assottiglia fino a sparire.

Poeta per passione, oltre il velo del quotidiano, verso una dimensione altra. Vedo una Vicenza trasfigurata, surreale, sospesa tra sogno e inquietudine. Vicenza Gotica è il mio rifugio creativo: uno spazio in cui la fantasia si declina in chiave gotica e, quando necessario, si tinge di orrore.



